Camminare e scrivere: come il movimento aiuta il pensiero, la scrittura e la vita

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Ricordo la prima volta che sono salito sulla Pania della Croce, sulle Alpi Apuane

Era una bella giornata di fine inverno, la neve sbucava timida tra le rocce. Il sole mi scaldava la pelle.

Arrivato in vetta, mi sono tolto lo zaino sudato dalle spalle, e sono andato ad accoccolarmi tra i sassi, nel punto dove avevo la vista migliore. 

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Dopo uno spuntino sacrosanto, ho aperto il taccuino per registrare le impressioni che mi erano venute in mente sul sentiero. Il vento sbatteva le pagine, e tra una pausa e l’altra, il discorso filava più o meno così. 

È assurdo che i pensatori e gli uomini di lettere vengano rappresentati come dei barboni oziosi incatenati  alla scrivania. Mi viene in mente l’immagine di un San Gerolamo nello studio, o il San Matteo anziano. Eppure senza il movimento molta filosofia non si farebbe. I peripatetici camminavano sotto un pergolato per apprendere la lezione, e gli stoici facevano della camminata una chiave di accesso alla propria interiorità. Platone era un guerriero, noto per la costituzione robusta e un fisico allenato, oltre che per la sua mente acuta. 

Pensavo a quanto camminare e scrivere siano simili. A come muoversi a piedi aiuti la mente a fissare le parole. Ma prima ancora, a stare bene

Credo insomma che la scritto-lettura condivida molti aspetti con la camminata, e in questo pezzo proverò a individuarli.

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Camminare e scrivere: attività lineari. Movimento, camminata, lettura e scrittura

Quando cammino, prima di tutto mi muovo. Sposto il mio corpo nello spazio. E questo spostamento non è solo fisico: io credo che muoversi aiuti a muovere la mente, conoscere. Anzi, forse il movimento è la prima forma di conoscenza.

Esiste una relazione profonda tra movimento e attività mentale. Secondo la pedagogia dello sviluppo il bambino deve muoversi per poter apprendere, ed è stato osservato che i danni alla capacità di movimento di chi è molto piccolo causano gravi disturbi cognitivi. 

Da camminatore, non vado mai a caso. Mi metto in movimento per raggiungere una meta, una vetta, un luogo, un panorama.

movimento e scrittura pale di san martino

Tuttavia mentre cammino, questa destinazione mi appare solo nella differenza del suolo che scorre sotto le mie scarpe, passo dopo passo. In poche parole, conosco solo avanzando, e avanzando ho conoscenza del mondo.

Mentre procedo sul sentiero, le ore passano. Invecchio, seppur di poco. Imparo un passaggio che mi tornerà utile al ritorno. Non accade lo stesso anche durante la lettura un libro? Un bel libro dovrebbe riuscire a spostare qualcosa, a muoverci dentro

L’ultima pagina dovrebbe renderci diversi dalla prima.

Messa così può sembrare troppo intellettuale, invece camminare è un’attività ancorata al suolo, anzi un’esperienza da fare con i piedi. Significa disegnare una linea con i propri passi

Immerso nella vegetazione, seguo la traccia del sentiero.

camminata movimento lineare salita valle della restonica Corsica

Ma tra le direzioni e la meta c’è un mondo fatto di saliscendi, ripensamenti, attese. E la lettura cosa è se non un muoversi tra le parole, muovere i muscoli saccadici dei nostri occhi sulle parole. Scrivere è soltanto mettere una fila di parole una dopo l’altra.

Un movimento lineare.

O meglio, un movimento lineare imperfetto. 

Pensiamo ad una linea. Per tracciare una linea retta bisogna collegare due punti, e uno strumento come una riga può essere d’aiuto per guidare il proprio movimento da un punto all’altro.

Ma questo funziona con una linea astratta. 

Noi invece siamo linee viventi, e quando ci muoviamo nello spazio dobbiamo correggere la nostra direzione ogni volta che avanziamo.

Camminare in un certo senso significa errare: sia nel senso di vagare, sia in quello di sbagliare.

Procedere serpeggiando. 

Corpo e mente: i benefici psicologici di camminare e scrivere

trekking sentiero dei doganieri Corsica benefici psicologici del camminare

Quando cammino sento la testa liberarsi da tutte le micro-urgenze compulsive del telefono, del lavoro, e i pensieri lentamente prendono spazio. Può sembrare una baggianata new-age, ma grazie ad un’attività così semplice e ripetitiva avverto di avere uno stato mentale rilassato, ma attivo

Vigile nel presente. Vivo.

Questa è solo una mia impressione, certo, ma le neuroscienze sono arrivate a conclusioni molto simili.

Negli ultimi decenni sono emersi diversi studi che hanno dimostrato che camminare aiuti a combattere la depressione e come le passeggiate possono avere un effetto benefico sulla salute mentale.

Camminare nella natura 

Tutte le camminate fanno bene alla salute, ma camminare nella natura può offrire un’esperienza ancora più arricchente per la mente e il corpo, oltre che fornire idee e ispirazioni inaspettate.

Passeggiare vicino al mare ad esempio può fornire al corpo una buona parte della dose quotidiana di vitamine.

Camminare nel bosco espone il cervello a diversi odori, e allena la memoria.

sentiero di montagna camminata nella natura del Trentino

Un odore come il pinene rilasciato dal pino, possiede effetti antinfiammatori, abbassa la pressione sanguigna e riduce la produzione di ormoni dello stress.

Fare trekking nella natura riduce lo stress e ripristina le energie cognitive. Questo perché camminare è uno dei movimenti dal ritmo più regolare che possiamo effettuare. 

Camminare riduce le attività nei lobi frontali e stimola il cervello a produrre le onde cerebrali a bassa frequenza, come le onde theta, che hanno una frequenza tra sette e otto hertz, e sono frequenze legate all’esercizio della memoria, delle facoltà cognitive, e dell’umore.

Non solo linee quindi, ma anche onde, e altre forme come i frattali.

Nei paesaggi naturali troviamo spesso forme e motivi che si ripetono, e appaiono simili su differenti scale. Basta pensare ai rami degli alberi.

La ricercatrice svedese Caroline Hägerhäll ha scoperto che i panorami frattali, come una savana aperta con pochi alberi sparsi, né troppo complessi né troppo semplici, stimolano la produzione di onde cerebrali alfa e beta, associate alla calma e alla concentrazione.

passeggiata nella natura panorama frattale

Camminata, lettura e attenzione

Una volta ho domandato al proprietario di un rifugio sulle Apuane se non aveva paura di rimanere senza ospiti, dato che raggiungere quel posto richiedeva quasi due ore di salita e non c’erano impianti di risalita su quelle montagne. Mi rispose che era meglio così, e che il sentiero seleziona le persone: chi arrivava lassù ci voleva arrivare per davvero. 

Per arrivare al godimento di una vista particolare bisogna fare fatica. Non solo le gambe sono coinvolte, ma anche lo sguardo, il respiro, il tatto.

Camminare richiede attenzione, chiede di prestare attenzione ad un segnale, osservare una mappa. Orientarsi nello spazio. Non a caso nell’escursionismo, la principale fonte di infortuni avviene durante la discesa: la causa potrebbe essere proprio la stanchezza e la disattenzione del camminatore.

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Alla base c’è il notare, la percezione, l’uso attivo dei cinque sensi

Senza la capacità di notare l’esistenza di un mondo esterno non c’è vera camminata. Ma non c’è neanche scrittura, né vera lettura. Un chatbot di intelligenza artificiale non può orientarsi nel mondo. La macchina può manipolare simboli, ma non può né sentire o avere esperienza. 

Un essere vivente sì.

Nella scrittura, l’obiettivo potrebbe sembrare quello di ridurre il mondo a parole, a metafore, tropi. In realtà il movimento è contrario: rendere il più vicino possibile parole e frasi alla solidità del mondo materiale notato. Non si tratta di formalismo, ma di materialismo.

Camminare e scrivere sono esperienze incarnate: richiedono la capacità di pensare e di sentire questo luogo qui, non un luogo qualsiasi o un luogo immateriale, come un dataset. Le informazioni hanno bisogno di un contesto, spaziale e temporale. 

Un habitat.

I vantaggi della camminata per la creatività: lo stato di flusso 

Concentrarsi su un’attività può essere faticoso, assorbe energie mentali. Ma quando riesco a farlo per un periodo di tempo prolungato accade una specie di magia. 

Raggiungo uno stato di flusso

Quando siamo in questo stato, le aree della corteccia prefrontale, cioè quelle legate alla pianificazione, vengono inibite, diffondendo una sensazione di presenza e calma. 

Fornendo un chiaro spazio di riflessione, camminare per lunghe distanze permette di raggiungere questo stato di flusso, e ci sono studi che lo confermano.

Lo stato di flusso si può raggiungere anche durante la lettura o la scrittura. Quando siamo immersi tra le pagine di un romanzo appassionante, o facciamo avanzare la penna sulla pagina bianca, delineando i personaggi di un racconto, possiamo avere esperienza di questa magia.

Camminare e scrivere: una distrazione creativa

trekking in Corsica sentiero dei doganieri tra mare e cielo

Però camminare richiede anche distrazione. E così anche scrivere. 

Rompendo all’improvviso il flusso del pensiero, immaginando e perdendosi nell’immaginazione, possono avvenire incontri speciali, come aveva in mente lo scrittore Cortazar: associazioni inusuali. Ricordi riacchiappati per caso. Illuminazioni.

In un contesto economico in cui l’attenzione diventa un bene così scarso, distrarsi è un piccolo atto di dissidenza. Microscopico, che non sposta nulla certo, se non la nostra sorpresa di incontrare mondi ricchi e profondi dentro e fuori di noi, quando non veniamo iper-stimolati.

Un passo dopo l’altro, una parola dopo l’altra. È un’attività lineare, come dicevo sopra, per alcuni noiosa. Grandi balzi non se ne possono fare. Questo ritmo costante consente alla mente di vagare.

Come il signor Palomar, protagonista dell’omonimo romanzo di Italo Calvino, che vaga e osserva la natura e gli esseri umani. 

Ritornando dalla sua passeggiata, Palomar ripassa davanti a quella bagnante, e questa volta tiene lo sguardo fisso davanti a sé, in modo che esso sfiori con equanime uniformità la schiuma delle onde che si ritraggono, gli scafi delle barche tirate in secco, il lenzuolo di spugna steso sull’arena, la ricolma luna di pelle più chiara con l’alone bruno del capezzolo, il profilo della costa nella foschia, grigia contro il cielo. Ecco, – riflette, soddisfatto di se stesso, proseguendo il cammino, – sono riuscito a far sì che il seno fosse assorbito completamente dal paesaggio, e che anche il mio sguardo non pesasse piú che lo sguardo d’un gabbiano o d’un nasello. Ma sarà proprio giusto, fare cosí? – riflette ancora, – o non è un appiattire la persona umana al livello delle cose, considerarla un oggetto, e quel che è peggio, considerare oggetto ciò che nella persona è specifico del sesso femminile?

Da «Palomar» di Italo Calvino

Facendo muovere lo sguardo in un ambiente naturale come il paesaggio marino, Palomar incontra le strutture e i pregiudizi dell’ambiente sociale: quando sulla spiaggia passa davanti ad una donna in topless, il suo sguardo stesso di uomo emerge dal tutto indistinto. 

È lo sguardo maschile a diventare oggetto tridimensionale, al pari di una buca nella sabbia, un gabbiano, un lettino da mare. 

Come camminare può migliorare la capacità di scrivere (e di vivere)

Camminare e scrivere allenano a prestare attenzione al mondo che ci circonda.  A staccare, ad uscire da Filterworld, una dimensione fatta di esperienze filtrate da uno schermo e da raccomandazioni algoritmiche, ed entrare in un unico mondo.

In un certo senso camminare è scrivere, e la scrittura è esplorazione. Come dicevo prima, ho una meta in mente, ma il percorso intrapreso può arrivare a portarmi in luoghi che neanche sognavo in partenza. Quando arrivo alla fine della pagina, le ultime parole mi chiedono di modificare l’attacco, l’idea originaria. Sempre.

Può essere frustrante, è vero. Ma è proprio così che la camminata e la scrittura rivelano di essere molto più che semplici tecniche per sviluppare la creatività, o per raccogliere i pensieri. 

Possono aiutare le persone a migliorare la propria vita.

salita trekking apuane monte matanna

L’escursionista, guida ambientale e scrittrice Marika Ciaccia, creatrice del blog mylifeintrek, racconta di aver iniziato a camminare dopo un’esperienza di malattia, e come il trekking abbia avuto un effetto terapeutico. 

Il camminatore, così come lo scrittore, ricava un racconto dalle impronte che lascia sul terreno, dalle macchie d’inchiostro depositate sulla pagina. 

Lo scopo non è la descrizione topografica  e precisa di un luogo o di un evento. 

Semmai tentare di raccogliere un filo, catturare un senso degli avvenimenti che hanno aperto la via, e che indirizzano verso una nuova, sfidante direzione. 

Quando torno sul sentiero verso casa, rileggo quello che ho scritto in vetta sul mio taccuino. Non riconosco più il punto da cui sono partito, cancello qualche parola e intravedo le basi di questo articolo. Lo modifico, e vado avanti, cercando di stare attento a non finire in un burrone

A chi passeggia si accompagna sempre alcunché di singolare, di fantastico, e sarebbe insensato ch’egli volesse ignorare questa presenza spirituale: ma non l’ignora per nulla, invece, e saluta con un cordiale benvenuto tutti gli incontri inattesi, si familiarizza, fraternizza con essi, li tramuta in corporeità tangibili, sostanziose, dà loro anima e forma, così come essi, dal loro canto, lo animano e lo formano.

Da «Seeland» di Robert Walser

E infine la domanda nel mese, a cui puoi rispondere nei commenti qui sotto.

In che modo camminare incide – o potrebbe incidere – sulla tua vita?


Bibliografia

Calvino I., Palomar, Mondadori, Milano, 2022.

Calzolari L., Una scelta di vita, in «Montagne 360», ottobre 2022.

Galanti M., Sales B., Disturbi del neurosviluppo e reti di cura. Prospettive neuropsichiatriche e pedagogiche in dialogo, ETS, Milano, 2017.

Ingold T., Siamo linee. Per un’ecologia delle relazioni sociali, Treccani, Roma, 2020.

Klinkenborg V., Several short sentences about writing, 2013.

Odell J., Come non fare niente. Resistere all’economia dell’attenzione, Hoepli, Milano, 2021.

Thomson H., Una passeggiata di salute, in «Internazionale» n. 1619, anno 32, giugno 2025.

Walser R., Seeland, Adelphi, Milano, 2017.

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